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Folclore |
- Introduzione
Questa sezione non ha, certamente, la pretesa di quantificare ed illustrare l'interezza di quel fenomeno, più vasto ed ampio, che è appunto il patrimonio folcloristico apriglianese, ma vuole rivelare, un mondo palese ed occulto che si agita, sorride e geme a chi sa accostarvisi e comprenderlo. Il folclore nostrano, ossia il sapere del popolo d'Aprigliano, legato agli usi e costumi dei nostri padri - l'eco lontana di generazioni tramontate da secoli - non è da intendere non come fase estranea lontana dalla storia vera; come fenomeno a sé; come prodotto confezionato ed inserito in un discorso commerciale o, unicamente e riduttivamente, come magico momento d'associazionismo; ma come una vera e propria forma di "internismo" collocato in un settore ben definito, unico e gelosamente custodito; come codice di vita e come parte di una cultura sacra che, a differenza d'altro, subisce meno i continui ed inesorabili mutamenti del tempo. Nel mondo frenetico d'oggi, dove alla parola "ieri" sono subentrati l'attimo, l'oggi, il domani; dove una forma d'egoismo esasperato ha trasformato l'individuo, sempre più, in un'isola umana sperduta nell'incomunicabilità e nella diffidenza, poter parlare e riportare alla mente, parte di un patrimonio di memorie e di vissuto; attimi fuggevoli di una vita schietta e genuina; ricordi di un passato che sembra non essere mai esistito; non può che destare attimi di gioia intensa e di felicità. Tutto questo, è, appunto, ciò che nel nostro paese, si può "leggere e fotografare" negli occhi e nell'espressività delle persone "archivio", nell'atto del raccontare, unito ad una velata tristezza, per una vita passata troppo in fretta e per attimi di un vissuto che non torneranno più. Il folclore d'Aprigliano si articola in una serie di canti, filastrocche, piccole strofe, ninne nanne, giochi, passatempi, riti, cerimonie, pratiche, usanze, credenze, superstizioni, detti… riportati alla memoria collettiva da qualche appassionato ricercatore locale. La tematica più sviluppata è, senz'altro, l'amore e tutto ciò che deriva da esso: intrighi, litigi, delusioni, fatture, malocchi, amanti, corteggiamenti, ecc. I testi di questo insieme - raccontati ed in seguito scritti - non hanno la complessità costruttiva dell'opera colta, eppure, sono tutt'altro che semplici e banali. Hanno una loro profondità espressiva e costituiscono la testimonianza, forse, più autentica del mondo degli umili, del loro modo di vivere, delle loro credenze e della loro storia. In sintesi: una cultura, un insieme, in cui il popolo, escluso sino a ieri dal sapere delle classi elevate, si è riconosciuto. Essendo materiale tramandato oralmente da generazioni a generazioni, per gli esempi riportati, non garantiamo sulla provenienza, sull'impostazione metrico-analitica originaria e su eventuali plagi.
- Esempio di Canto
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Furtuna ruve vai? T'avia dde rire
fermate lluocu e 'ncigname a cuntare:
avia n'amante e m'ha lassatu jire
rimme furtuna mia cum'haiu e fare?
Io te ricu e ro lassare jire!
Noni furtuna, nu'llu puozzu fare
e quannu ppe n'amante vo murire
alla furtuna cchi lla chiami a fare?
Esempio di Ninna nanna
'A ninna nanna e la ninna ninnella
jiatu addurusu si dde mammarella
e la ninna nanna e la ninna vo' fare
ssu figliciellu mio vo' ripusare
'a ninna nanna ti la fazzu io
'a bona sorte ti la manni Dio
'u suonnu m'ha prumisu ca venia
ppe minte' a dormere ssa quatrarella mia…
Detto paesano... in poesia
Esempio di Usanza U 'ncippunamientu
Anticamente era usanza, nel nostro paese, che l'uomo dichiarasse il proprio amore alla donna amata ponendo sulla soglia della sua casa un ceppo di legno. Se all'indomani, questo fosse stato portato all'interno, era segno d'accettazione; se invece, rimaneva dove era stato posto o addirittura scaraventato lontano, era segno di rifiuto. Al richiedente, restavano, in ogni modo, altre due possibilità prima del rifiuto totale. Nel caso d'accettazione, di mattino, la madre della ragazza annunciava ai vicini l'accaduto con questa colorita espressione: "Figliama è
'ncippunata!"
Esempio di Piccola strofa
Esempio di Credenza
Quando ad una donna, dopo poco il parto, veniva a mancare il latte per nutrire il proprio bambino, per riacquistarlo cercava di rubare un indumento intimo ad un'altra che ne aveva; oppure, girava per sette case a chiedere sette pietanze diverse. Successivamente le cucinava e le mangiava interamente senza lasciare avanzi.
Esempio di Superstizione
Contro il malocchio, nelle case dove c'erano bambini piccoli, veniva posto un cesto (crivu) dietro la porta, un treppiede di ferro (triparu) e uno spiedo (spitu) sotto il letto perchè tenessero lontane le magare che altrimenti, entrando, storpiavano i figli con le loro mani.
Esempio di Pratica
Per il mal di pancia comune, dopo aver fatto il segno della croce sulla parte dolente, veniva recitata la seguente strofa:
Quannu 'u Segnure jia ppe bia
Truvau nu bon'uomu e 'na triste malafimmina
Sutta acqua e supra saramente
Passa, passa roglia e ventre
C'o cummanna Dio onnipotente
A nume e ro patre, e ro figliu e ddo spiritu santu
C'o 'u male passassi tuttu quantu.
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